L’acetone: un nemico insidioso

E ci risiamo: Daniele ha di nuovo l’acetone.

Se ne sente sempre tanto parlare, anche se quasi esclusivamente tra mamme (chiedete ad un sedicenne cos’è e vi dirà che l’ha provato il sabato precedente in discoteca); io stessa ne conoscevo l’esistenza perchè mia mamma mi ha sempre raccontato che da piccola ero finita anche al pronto soccorso con 40 di febbre per quello…ed ora tocca a me.

Allora iniziamo: cos’è questo benedetto acetone?

Da wikipedia:
L’acetonemia (nota comunemente anche come acetone) è una sintomatologia caratterizzata dalla presenza di corpi chetonici nel sangue. L’acetonemia non è generalmente considerata una malattia, ma una sintomatologia che accompagna alcune malattie.
È un disordine metabolico che si verifica quando l’organismo, per far fronte ai propri bisogni energetici, una volta esauriti gli zuccheri inizia a bruciare i grassi. L’acetone è una sostanza che ha origine dalla digestione dei grassi e che, in condizioni normali, viene trasformata in anidride carbonica ed acqua.
In situazioni particolari quali febbre, stress, digiuno, il fisico non è in grado di smaltire queste sostanze che, pertanto, si accumulano. L’acetone colpisce prevalentemente nella prima e nella seconda infanzia. Raramente si riscontra superati gli 8-10 anni.

Perfetto, ora sappiamo cos’è: i sintomi sono molto facilmente riconoscibili, ossia rifiuto del cibo, alitosi, spossatezza, sonnolenza, irritabilità, febbre e vomito “a fontanella” qualsiasi cosa proviate a somministrare (nel mio caso anche l’acqua). Mi rendo conto che sono manifestazioni piuttosto comuni nei bambini…ma per una diagnosi veloce ed efficace per fortuna ci viene in soccorso il ketur test.

Il ketur test non è altro che un misura-acetone: sono striscioline bianche lunghe circa 6/7 cm con all’estremità un piccolo rivelatore che va messo a contatto con la pipì del nostro bebè (o strofinato sul pannolino): a seconda del colore che assume, possiamo facilmente valutare la “gravità”. La scala va dal giallino-ocra (più basso) al viola (più alto), fino al nero (che non è nemmeno contemplato vista la gravità: in tal caso si va al pronto soccorso!); logicamente noi, che non ci facciamo mai mancare nulla, meno del viola non abbiamo mai.

Cosa fare dunque?
Eh beh, prima cosa chiedere sempre al pediatra, perchè i rimedi fai da te sulle malattie non sono mai una buona cosa; in genere viene prescritto il biochetasi, che fortunatamente di solito ai bimbi piace…A Daniele l’ho spacciato per fanta e lo bene volentieri: ho escogitato il trucchetto di sciogliere la polvere nell’acqua gasata, così da farlo sembrare veramente aranciata e convincerlo a trangugiarlo meglio; so anche che altri “medicinali”, ma io non li ho mai dati.

A parte il lato medico, la cosa migliore è assecondare il pargolo: se non ha voglia di mangiare, non sforziamolo, perchè il rischio vomito è in agguato…stiamo leggeri, niente latte e latticini (quindi stop anche a formaggi, yogurt e uova, ricchi di grassi) per un paio di giorni, giusto il tempo di vedere come va; mia nonna sostiene che bisogna offrire la coca cola! Pur sembrando una cosa esagerata, vero è che è necessario integrare gli zuccheri, quindi utilizzando magari spremute, succhi di frutta e similari. Non è il caso di far mangiare “schifezze” come patatine e similari, pur essendo quasi assodato che il “mangiar male” non sia una causa scatenante dell’acetone, ma sia l’acetone stesso una conseguenza di un’alterazione già esistente.

Se vi appare più stanco e spossato no problem, i bambini recuperano molto in fretta e dopo veramente poco sarà di nuovo quello di prima! Prendete Daniele: quando ha l’acetone sembra una larva…ma dopo due giorni è di nuovo pronto a scalare le montagne!!!

 

Share on Google+Pin on PinterestTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on FacebookEmail this to someone

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.