Rifugio Fronza alle Coronelle

Oggi vi porto a fare un bel babyTrekking nella parte altoatesina del Catinaccio, famosissimo massiccio montuoso delle Dolomiti: con zaino portabimbo, andremo dal Rifugio Paolina al Rifugio Fronza alle Coronelle e ritorno, passando dal celeberrimo monumento a T. Christomannos.

babyTrekking

Lasciata la nostra macchina all’ampio parcheggio sterrato gratuito della seggiovia “Paolina”, sulla sinistra per chi viene dalla Val di Fassa, oltrepassata la cima del Passo Costalunga, all’altezza dell’autovelox (occhio!), ci siamo subito diretti alla cassa degli impianti: A/R per due adulti 25 euro, il bimbo (Daniele; Filippo a casa per tempo troppo incerto) gratuito.

In pochissimo si raggiunge il Rifugio Paolina (m. 2125), punto di partenza per numerose escursioni: noi abbiamo scelto di arrivare al Fronza alle Coronelle, tagliando quindi a mezza costa tutta la parete del Catinaccio, ma si può giungere facilmente da qui in pochissimo al Roda di Vael (che noi abbiamo raggiunto, in un altro babyTrekking, da Ciampedie) e poi lanciarsi in ulteriori escursioni…c’è solo l’imbarazzo della scelta!

Dicevamo che invece noi abbiamo deciso di seguire il sentiero del Majare (Hirzelweg) fino al Rifugio Fronza alle Coronelle (m. 2339): il cartello indica un’oretta, ed è abbastanza veritiero, almeno per noi con bimbo scatenato nello zaino…ma chi è allenato ci metterà di sicuro la metà del tempo!

Difatti la camminata non è impegnativa, ma quasi sino alla fine è in falsopiano: certo, ci sono 200m di dislivello, ma devo dire che non si accusano, dal momento che sono ben distribuiti, a parte lo strappetto finale (che comunque è breve); inoltre, il magnifico panorama, non vi farà assolutamente pensare alla fatica: il Latemar (m. 2842), dapprima vicinissimo, si allontana sempre più, restando comunque ben visibile, ma ciò che più colpisce è senz’altro la vista che può spaziare fino anche alle cime valtellinesi.

E visto che ci troviamo nel Parco Naturale dello Sciliar, non si può non notare questa piatta montagna: oltre, l’alpe di Siusi, con i suoi magnifici paesaggi, che però da qui si possono solo immaginare…ma niente panico! Prima o poi ci andremo.

Ritornando al nostro trekking, senza fatica arriviamo alla nostra meta, non senza aver ammirato l’imponente parete rocciosa quasi sopra le nostre teste…ma, appena voltato l’angolo dei muri del Rifugio…meraviglia!!! Il Catinaccio si mostra in tutta la sua meravigliosa possenza, ricordandoci quanto è bello!

E da qui partono anche diversi sentieri che ci potrebbero permettere di raggiungere altri luoghi magici e splendidi (come i Rifugi Santner e Re Alberto, ai piedi delle Torri del Vajolet), ma con i bimbi proprio tutto non si può fare, e quindi dobbiamo fermarci, comunque appagati dalla nostra camminata (che peraltro non è ancora finita).

Prima di ripartire però, come di consueto, non si può non assaggiare qualche specialità del luogo: dal momento che i piatti che passano solo, come dire, enormi, anche noi decidiamo di lanciarci nella mischia! Il menù del giorno proponeva tagliatelle con porcini freschi, capriolo, spezzatino…beh, quanto di meglio! Ma anche da non perdere i Kaiserschmarren, dolce tipico, la cui porzione singola potrebbe sfamare un reggimento.

Ristorati a dovere, rimesso Daniele nello zaino, si è ripresa la passeggiata, non senza aver visto pure un po’ di nevischio (pazza estate questa 2014), subito finito: abbiamo percorso la via a ritroso, fino al bivio per il Rifugio Roda di Vael, strada che abbiamo imboccato: dal momento che, stranamente, il tempo pare esser clemente, decidiamo di arrivare almeno al famosissimo monumento a T. Christomannos (m. 2280), l’Aquila, pioniere e sviluppatore del turismo in Alto Adige.

Questa deviazione non aggiunge moltissimo alla nostra escursione in termini di tempo: si passa circa 150m sopra il Rifugio Paolina e lo si supera, utilizzando il sentiero n. 549, che ha il vantaggio, oltre che di non essere quello già battuto all’andata e quindi di farci scoprire qualcosa di nuovo, di portarci direttamente alla statua, dove recuperiamo le forze e lasciamo un po’ il povero Daniele libero di sgranchirsi le gambette e di farsi fare una bella foto al cospetto dell’ “ucceo” come lo chiama lui…

Ed è ora di rientrare: l’ultimo sforzo, se così si può chiamare visto che è tutta discesa, e siamo di nuovo al Rifugio Paolina, dove ci attende la seggiovia: con tutti questi magnifici panorami, peccato che la giornata sia già finita!!!

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