Vbac, ecco l’esperienza di chi l’ha fatto

Oggi parlo di un argomento che mi sta molto a cuore: il parto naturale dopo un cesareo, il VBAC (vaginal birth after cesarean) e per farlo, ho raccolto il racconto di Ilaria, una mia amica, ma soprattutto una bis-mamma che l’ha fortemente voluto (e ottenuto!)

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Come mai il primo parto è stato un cesareo?
La mia prima bimba, Alice, era podalica: dal momento che desideravo molto parto naturale, ho iniziato a far eseguire da mio marito la moxa, il metodo naturale cinese che, con la stimolazione dell’alluce del piede, dovrebbe indurre, o meglio convincere, il feto a girarsi in posizione cefalica; dal momento che non abbiamo ottenuto l’esito voluto, avevo deciso di fare, all’ospedale Buzzi di Milano, la manovra di rivolgimento, ma a causa di tre giri di cordone intorno al collo, e della scarsa quantità di liquido amniotico, non è stata eseguita. L’unica alternativa rimasta, è stato il taglio eutoptico.

Come hai maturato la scelta del vbac?
Appena ho saputo di essere incinta la seconda volta, ho deciso che se ci fossero state tutte le condizioni di sicurezza, avrei senz’altro tentato il travaglio di prova: volevo fare il parto naturale già la prima volta e non ho potuto, adesso ero ancora più convinta. Tra l’altro, durante la mia seconda gravidanza, ho avuto un problema di placenta previa, poi fortunatamente rientrato e per il quale mi hanno messo a riposo forzato (maternità anticipata): non mi sono fatta mancare praticamente niente!

Hai trovato collaborazione da parte degli ospedali?
Nessuno di quelli che ho interpellato mi ha messo dei veti, anche perchè il lasso temporale cosiddetto minimo consigliato tra un parto e l’altro (24 mesi), l’avevo superato; in Mangiagalli mi avevano dato una settimana oltre il termine prima di fissarmi il definitivo cesareo, mentre al buzzi dieci giorni, trascorsi i quali, invece di programmarmi l’intervento, mi avevano parlato di un’induzione molto soft, tipo con una farfallina: comunque meccanica (direttamente in vagina) e non farmacologica.

Quale hai scelto?
Alla fine ho deciso per il Buzzi, perchè la Mangiagalli mi è sembrata un pochino più medicalizzata, ho avuto come la sensazione che comunque avrei finito per rifare un cesareo. Al Buzzi invece non me l’hanno mai nominato, sono pro-naturale a tutti i costi (ovviamente se tutti i parametri sono a posto)

VBAC

E com’è andata?
5 giorni prima del termine, all’una di notte, ho rotto le acque: non è stato il cataclisma che mi aspettavo, ma una cosa molto graduale, tanto che, pur essendo a letto, ho bagnato solo le mutandine. Così ho fatto la doccia, ho messo in valigia le ultime cose, aspettato che arrivasse mia suocera a tenere Alice e siamo partiti per andare all’ospedale. Ho iniziato ad avere qualche contrazione dolorosa, ma in effetti sopportabile: alla visita, dopo essere passati dal pronto soccorso, mi hanno però detto che nulla, la cervice era perfettamente chiusa.
Così mi hanno spiegato che, pur avendo rotto le membrane, non era matematico che partisse il travaglio: dovevo rimanere in osservazione 24 ore, terminate le quali, se ancora non si era “mosso” nulla, avrebbero proceduto con l’induzione.

E sono partite le vere contrazioni?
Altrochè! Dopo un po’ di tempo (ma non molto), che non saprei quantificare, e dolori che non avevo mai provato, alla successiva visita ero già di 3 cm, e da lì in poi è stato un crescendo di male: al controllo ulteriore avevo già raggiunto i 10 cm ed era iniziata la voglia irrefrenabile di spingere! Purtroppo però probabilmente lo facevo male: ad ogni tentativo finito, la testina veniva come risucchiata all’interno; ci è voluta l’episiotomia per consentire a Pietro di uscire, ma ce l’avevo fatta!

E come è stato?
Bellissimo, è una sensazione veramente incredibile! Certo, il dolore è qualcosa di pazzesco e più volte ho creduto di non farcela…non ho chiesto l’epidurale, ma mi hanno dato una specie di gas esilarante che mi ha aiutato a sopportare meglio le contrazioni; però almeno un paio di volte (mi ha riferito mio marito, perchè io non ricordo!) ho chiesto che mi tagliassero perchè ero sfinita!

Sei soddisfatta?
Da morire: era un mio desidero davvero fortissimo e sono proprio contenta di esserci riuscita; sono stata anche fortunata però, perchè nel mio caso è andato tutto liscissimo, e non c’è stato il minimo problema: tra l’altro ho fatto anche molto in fretta, perchè Pietro è nato dopo 8 ore circa dalla rottura del sacco, e non era scontato, dal momento che il precedente parto non era avvenuto per vie naturali.

La ripresa com’è stata?
Avendo fatto un primo cesareo, avevo il terrore di farne un secondo per la ripresa molto lunga: chi l’ha fatto lo sa, il primo giorno hai il catetere, il secondo ti fanno alzare per andare a far pipì e così via, ma non è una passeggiata; col naturale si ha il grande vantaggio che, una volta nato il bimbo, i dolori cessano e si può stare prontamente in piedi subito, pronti ad occuparsi della nuova vita.
Questo in teoria, perchè in pratica, dopo pure il naturale non è che si sia in forma smagliante: innanzitutto si è stanche morte, e poi, se fatta l’episiotomia, la lacerazione prude o brucia…Beh, ma un parto è un parto, mica una vacanza in beauty farm!
Solo ecco, io mi ero fatta l’idea che se riuscivo nel vbac, il giorno dopo sarei quasi potuta andare in palestra, e invece è dura lo stesso. Certo, molto meglio nell’immediato post, ma col passare dei giorni, le due “convalescenze” vanno ad assomigliarsi.

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Grazie mille Ilaria!
Diciamo che i dati relativi al vbac variano molto da area geografica e da ospedale; in teoria, trascorsi 24 mesi dal primo parto, non ci sono più elementi ostativi alla ricerca di un naturale, ma purtroppo in Italia, regno dei contrasti, si tende comunque a preferire la soluzione più comoda, ossia un secondo cesareo.
Le chances che ha una mamma di vedere realizzato il suo desiderio di dare alla luce naturalmente il figlio, non sono diverse da una pre-cesarizzata ad una non: le casistiche che possono portare una partoriente in sala operatoria, sono le medesime, come la sofferenza fetale, una mancata dilatazione, la lunghezza del travaglio, etc, ma ancora non c’è una vera e propria diffusione capillare del vbac, anzi, spesso sono i dottori stessi a sconsigliarlo.

Se però non c’è una preclusione di tipo medico, perchè non tentare?

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4 thoughts on “Vbac, ecco l’esperienza di chi l’ha fatto

  1. brava Ilaria…io ho avuto due vbac, il primo partito uguale al tuo ma finito a induzione per contrazioni ancora blande e irregolari, il secondo (ho raccontato il vbac qui —>http://www.damammaamamma.net/2014/12/racconto-di-parto-n-19.html ) , un mese fa, con 3/4 di travaglio velocissimo in casa, zero punti. in pratica mi hanno “solo” guidata nelle spinte, io ero al S. Gerardo di Monza: qui in lombardia si è molto fortunate, credo che insieme alla toscana sia la regione che spinge più al vbac!

    • Ho sentito infatti che al San Gerardo, come al Buzzi, sono molto pro-vbac e che anzi, è l’unico ospedale che accorda alle due volte cesarizzate (come me) la possibilità di tentare un travaglio di prova. Se mai dovessi pensare ad un terzo bimbo, andrei lì per tentare il naturale, sperando poi di farcela! E bravissima a te, e a tutte le altre, che l’hanno voluto e ce l’hanno fatta!

      • la mia esperienza è positivissima, dovrebbe essere la norma e invece sono storie che fanno quasi notizia, specie in alcune zone e ospedali…e questo mi fa tristezza. nel mio piccolo mi impegno per cercare di combattere la grande disinformazione o in alcuni casi vere e proprie pressioni/terrorismo psicologico contro una situazione che, se escludiamo patologie, è molto meno rischiosa e fastidiosa per mamma e bimbo!

        • Ti approvo in pieno! Io non ho potuto fare il vbac perchè il secondo parto è stato a troppa poca distanza dal primo, ma credo che, in mancanza di elementi MEDICI ostativi, si debba tentare il naturale! E’ un diritto di tutte le mamme!

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