Duevoltemamma avanti tutta #16: Claudia!

Oggi, per la rubrica “Duevoltemamme avanti tutta”, ospito Claudia, blogger di Le Pecionate, anche lei molto amante della montagna. Leggete la sua esperienza!

Duevoltemamme avanti tutta!

– Che età hanno i tuoi bimbi? Qual è, a parer tuo, la differenza d’età ottimale tra due bimbi?I miei bimbi hanno 4 anni l’uno e 5 mesi l’altra e hanno 3 anni e mezzo di differenza.Non credo ci sia un’età ottimale, anzi, tutto dipende dal momento in cui la mamma ed il papà si sentono “pronti”.
Sentirsi pronti ad avere un secondo figlio, significa, almeno per me, sentirsi consolidati nell’esperienza genitoriale già vissuta, sentire di avere un rapporto forte con il proprio figlio, sentirsi pronti a spiegare che “condividere” l’amore non significa averne meno, ma raddoppiarlo. Io vivo il rapporto con i miei figli in maniera totale e ad alto contatto, mi ci è voluto del tempo per sentirmi di nuovo in equilibrio e pronta a dedicarmi ad un’altra vita.
Ho visto famiglie felici con bimbi di età molto ravvicinata tra loro e mi è piaciuta l’intesa tra fratelli e sorelle quasi coetanei, ma ho visto anche fratelli con una differenza di età più elevata maturare rapporti solidi soprattutto con il passare degli anni. Io sono figlia unica e, quindi, non ho avuto un’esperienza diretta, ma solo quella che ho maturato come genitore e credo che quella di avere un figlio (primo o secondo) sia una decisione che la mamma ed il papà dovrebbero assumere nel momento di maggiore consapevolezza di sé, serenità e disponibilità.

– I “sintomi” della tua seconda dolce attesa sono stati gli stessi della prima?
Sia nella prima, che nella seconda, non ho avuto particolari problemi. Tuttavia, i cosiddetti “sintomi”, come la nausea o un forte senso di disgusto, sono stati più frequenti con la seconda, in particolare durante i primi mesi e alla sera.
Durante la prima gravidanza, invece, non ho avuto neanche il minimo disturbo. Penso però che la maggiore stanchezza durante la seconda sia del tutto normale, perché quando si ha già un piccolo da seguire non è possibile prendersi pause ogni volta che si vorrebbe.

 – Quali sono state le principali analogie/differenze tra le due tue gravidanze?
La principale analogia riguarda la scoperta della gravidanza e del sesso. Non so spiegare perché, ma entrambe le volte io sapevo di essere incinta. Come se avessi potuto guardarmi dentro e vedere quel puntino nuotare nella pancia.
Lo stesso per la scoperta del sesso. La prima volta sapevo che dentro di me c’era un bimbo, la seconda volta, invece, una bimba. Nessun dubbio. Lo sentivo.
Ad essere sincera c’è anche un’altra analogia. Entrambe le volte non vedevo l’ora di partorire (sin dal quarto/quinto mese!). Posso tranquillamente affermare, senza paura di passare per una cattiva madre, che a me portare la pancia non piace. Perché la vivo come una limitazione nei movimenti, un freno alla mia molto radicata indipendenza e voglia di fare da sola. Due giorni prima di partorire ho portato il mio bimbo grande e altri due suoi amici a giocare a casa di un altro amichetto, poi al parco e poi in pizzeria. Una stanchezza mostruosa, ma non farlo mi avrebbe buttato giù ancora di più.
Con i miei figli tra le braccia non c’è traccia dell’espressione incavolata che mi accompagnava per nove mesi, entrambe le volte. Anche dopo pochi minuti dal parto, mi sono sentita in forze come non mai, felice, completamente innamorata.
Una vera trasformazione!

Duevoltemamma Claudia

– Com’è andato il secondo parto rispetto al primo?
Entrambi i parti sono stati spontanei e naturali, molto veloci.
Nella prima esperienza il travaglio è partito subito con contrazioni ravvicinate e dolorose.
Ho svolto il travaglio a casa e questo mi ha permesso di essere più rilassata e assecondare le contrazioni e vivere il dolore crescente come un segnale positivo da parte del mio corpo, un segnale che tutto stava procedendo per il meglio. Arrivata in ospedale mi hanno fatto entrare direttamente in sala parto e dopo circa un’ora ero pronta a spingere. Nonostante tutti fossero molto scettici, anche considerato il fattore primipara, io sentivo che qualcosa era cambiato e dovevo spingere. Avevo ragione, un’ora circa, ma ero arrivata a dilatazione completa. La fase espulsiva invece è durata più del previsto (circa due ore) perché il mio bimbo era molto alto, non era minimamente impegnato con la testa ed aveva due giri di cordone intorno al collo che hanno contribuito ad un effetto “yo-yo”. Posso solo ringraziare l’ostetrica che ha avuto pazienza e mi ha fatto mettere al mondo mio figlio senza sofferenza per lui e senza neanche un punto di sutura per me.
Per il secondo parto, considerata la facilità del primo, la ginecologa mi aveva consigliato di andare in ospedale con maggiore anticipo. Per fortuna ho seguito il suo consiglio!
Il travaglio è partito molto più lentamente, non si sono rotte le acque e mia figlia è “nata con la camicia” (sacco integro). Ai primi accenni di travaglio, durante la notte, sono andata in ospedale. Ancora una volta ho riconosciuto quel momento in cui tutto cambia e ho chiesto di essere visitata. Solo cinque cm, non ci volevo credere. Chiedo comunque di andare in sala parto, guardo negli occhi l’ostetrica e le dico che devo spingere. In un coro di “nooooo”, lei sola mi dice “vai!” e con una spinta è nata mia figlia. Venticinque minuti compresa la visita ed il trasloco dal reparto in sala parto. Per poco non la faccio nascere in corridoio! Ascoltiamo sempre il nostro corpo e fidiamoci di lui.

– Avevi spiegato al più grande, mentre eri incinta, cosa sarebbe successo di lì a poco?
Ho coinvolto il mio bimbo grande sin dalle fasi iniziali della gravidanza. Molte persone hanno criticato questa scelta sostenendo che nove mesi sono lunghi ed è sbagliato creare aspettative. Io posso dire che per noi, invece, è stato bello vivere ogni momento con nostro figlio. Misurare insieme a lui la pancia che cresce, consentirgli di partecipare alle visite di controllo, andare a scegliere insieme un regalo di benvenuto alla piccola, preparare insieme la valigia per l’ospedale. Ogni volta che incontrava qualcuno che gli chiedeva se era contento dell’arrivo della sorellina lui non si accontentava di rispondere un sì striminzito di circostanza, raccontava dei preparativi, di come era messa nella pancia e di come avremmo dovuto accoglierla. I bambini hanno bisogno di capire e un evento del genere ha bisogno di tempo per essere compreso fino in fondo, anche attraverso degli oggetti concreti.

 – Come ha reagito il più grande quando gli hai presentato la sorellina?
Stupore, meraviglia, affetto, senso di protezione. I suoi occhi ed i suoi gesti erano chiari, si era innamorato. “Ma quanto è piccola!”
Gli occhi fissi su di lei, una carezza sulle manine, sui piedini. Poi l’ha presa in braccio e si è sciolto in un sorriso grande da orecchio a orecchio. “Brava mamma, hai fatto un buon lavoro!”.

 – Pensi sia una buona cosa far conoscere fratellini o sorelline all’ospedale o meglio aspettare il rientro a casa?
Non ne ero sicura, ma, a posteriori, posso dire che decidere di far venire il grande a trovare me e la piccola in ospedale sia stata la scelta giusta.
Innanzitutto, perché ha visto dove era la mamma, perché si era allontanata e che stava bene. In secondo luogo, perché mi sono resa conto che lui si è sentito responsabilizzato, è stato un completamento del percorso iniziato insieme sin dall’inizio della gravidanza.

Duevoltemamma Claudia

– Sei riuscita ad allattare entrambe le volte o hai riscontrato delle difficoltà?
Entrambe le volte, immediatamente dopo il parto e direttamente in sala parto, ho attaccato al seno i miei figli. La seconda volta, l’avviamento dell’allattamento, è stato ancora più semplice, anche grazie ad una mia maggiore sicurezza e consapevolezza.

– Come si svolge la tua giornata con i bimbi?
La mattina usciamo tutti insieme per accompagnare il grande alla scuola materna. Poi, a seconda degli impegni, io e la piccola andiamo in ufficio o svolgiamo delle commissioni. All’ora di pranzo andiamo a riprendere il grande a scuola e poi tutti a casa. Pranzo, riposino e poi attività. Due volte a settimana c’è la piscina, altrimenti gioco in casa o al parco. Per gestire la fase di giochi con il grande spesso ricorro alla fascia per portare la piccola. Trovo che sia un’ottima soluzione per soddisfare la sua necessità di contatto e, al tempo stesso, avere le mani libere per giocare con il grande. Un meraviglioso modo per stare insieme.

Secondo te, è più facile gestire i bimbi lavorando da libera professionista?
Io sono una lavoratrice dipendente, ma, essendo un quadro-dirigente, non ho vincoli di orario, quindi, posso organizzare il mio lavoro con i tempi che ritengo. Questo significa, da un lato, non avere l’ossessione del cartellino e poter accompagnare i miei figli in ogni attività quotidiana. D’altra parte, significa essere disposti a lavorare la notte, se necessario, a sedere al tavolo delle riunioni con un neonato attaccato al seno, lavorare al computer sul lettone e digitando sulla tastiera con una mano sola, cullare con gli auricolari nelle orecchie.
Dopo la nascita del primo figlio ho sentito che non avrei potuto separami da lui per rientrare a lavorare (ho avuto dei veri e propri attacchi di panico). All’inizio concordai con il datore di lavoro una forma di telelavoro, poi il passaggio di qualifica mi ha dato ulteriore libertà nell’organizzazione dei tempi.Se tu sei convinta che questa sia la scelta giusta, la convinzione e la naturalezza che ti accompagna, la faranno sembrare tale anche agli altri.

– Con due bimbi, come riesci a gestire anche il tuo tempo come blogger?
In realtà io sono una blogger per gioco! Quando riesco a pubblicare allora bene, ma non vivo l’aggiornamento come un ulteriore dovere.
Mi piace condividere le mie esperienze come mamma perché sono convinta che niente sia più utile per una mamma di un confronto, senza giudici, senza paura di critica.

– Vorresti dare un consiglio alle future mamme bis?
Soltanto che non bisogna avere sensi di colpa. Il tempo che possiamo dedicare al primo figlio è naturalmente meno, ma questo non significa assolutamente che l’amore per lui sia meno di prima. In questo sta ciò che dicevo all’inizio, la capacità di spiegare che condividere l’amore non significa averne meno, ma aumentarlo.
E poi che siamo umane, accettiamo i nostri sbagli come parte di un percorso e teniamo sempre presente che quello che facciamo è il meglio che possiamo fare in quelle determinate circostanze. Amiamoci ed apprezziamoci noi per prime!

 

Grazie mille Claudia, davvero belle le tue parole e esperienze molto intense!

Share on Google+Pin on PinterestTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on FacebookEmail this to someone

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.